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Alpinismo e vie Normali

    • La data chiave: L’alpinismo nasce ufficialmente l’8 agosto 1786 alle 18:23, momento in cui viene completata la prima scalata del Monte Bianco (osservata con il telescopio da Chamonix).
    • La vera novità: Non è la prima vetta in assoluto, ma rappresenta una rivoluzione culturale. Rompe il tabù dell’alta montagna, sfidando i divieti religiosi e politici dell’epoca. 
    • I protagonisti: Il medico Michel Gabriel Paccard e la guida Jacques Balmat, spinti dalle idee del geologo Horace Bénédicte de Saussure. 
    • La mentalità: Tutti i protagonisti condividevano una visione laica e illuminista. L’approccio scientifico sostituisce le vecchie leggende popolari su draghi, streghe e demoni.
    • Il passato: Le scalate precedenti (come il Rocciamelone nel 1358 o il Monte Aiguille nel 1492) avevano motivazioni completamente diverse e non legate alla nascita dell’alpinismo moderno.

 

All’inizio del 1800 l’alpinismo era agli inizi. Si usavano attrezzi molto semplici fatti di legno e ferro battuto, ricavati dagli strumenti dei contadini o dei cacciatori locali. Non esistevano ancora materiali sintetici o leghe leggere. Abbigliamento e calzature Lana e panno pesante: Vestiti di lana spessa, giacche pesanti e mantelle per difendersi dal freddo e dal vento. Scarponi robusti di cuoio alto, con suole spesso rinforzate da piccoli chiodi di ferro per fare presa (le prime forme di scarponi “chiodati”). Attrezzatura tecnica Alpenstock: Un lungo bastone di legno con una punta di ferro in fondo, usato come appoggio per camminare sui prati e sui pendii di neve non troppo ripidi. Piccozze rudimentali: Versioni iniziali e pesanti con manico in legno e una testa in ferro forgiato dai fabbri del posto. Corde di canapa: Corde naturali di fibra vegetale, molto pesanti, spesse e rigide, che si inzuppavano d’acqua diventando ancora più pesanti.

Verso la fine del 1800 l’alpinismo visse la sua “Epoca d’oro” e i materiali subirono una forte evoluzione. Gli attrezzi divennero più specifici, leggeri e resistenti, abbandonando l’improvvisazione dei decenni precedenti.
L’evoluzione dell’attrezzatura
    • La piccozza moderna: Sostituì definitivamente il lungo alpenstock. Nacque la piccozza classica con manico in legno di frassino e una testa in acciaio dotata di becco da una parte e paletta dall’altra.
    • Corde di canapa pettinata: Restavano in fibra naturale, ma la lavorazione divenne più raffinata. Erano più flessibili, leggere e prodotte appositamente per la montagna (famose quelle di Manila).
    • Primi chiodi da roccia: Verso la fine del secolo fecero la loro comparsa i primi prototipi di chiodi in ferro dolce, battuti nelle fessure con martelli leggeri per assicurare i passaggi difficili.
    • Scarponi chiodati “Tricouni”: Le suole in cuoio vennero dotate di chiodi perimetrali in acciaio sagomato (chiodatura Tricouni o Mugen), che garantivano una presa formidabile su roccia e ghiaccio.

Abbigliamento e comfort
  • Tessuto Tweed e Gabardine: Si diffusero giacche e pantaloni in tweed di lana resistenti all’usura e i primi capi in cotone strettamente intrecciato (Gabardine), più impermeabili al vento.

Zaini strutturati: Comparvero i primi sacchi da montagna in tela olona impermeabile con spallacci in cuoio, che sostituirono le vecchie borse a tracolla.

foto tratta da: https://www.altitudini.it/alpinismo-del-1898-dal-manuale-hoepli/

 
 
La prima parte del XX secolo (1900-1918): Prende forma la filosofia del free climbing purista grazie a Paul Preuss, parallela ai primi storici utilizzi di moschettoni e chiodi da roccia. In questo scenario si collocano le mitiche scalate nel gruppo delle Dolomiti compiute da Tita Piaz.
L’evoluzione delle attrezzature da ghiaccio: Il 1908 segna una svolta tecnica decisiva con Henry Grivel, che progetta i capostipiti dei moderni ramponi a dieci punte, rivoluzionando l’efficacia e la sicurezza dei movimenti sulle pareti ghiacciate.
L’arco di tempo tra i due conflitti mondiali e il mito del sesto grado: Si assiste alla consacrazione del sesto grado per merito di straordinari scalatori italiani ed europei (tra cui spiccano Riccardo Cassin e Luigi Micheluzzi). L’attenzione dell’alpinismo si sposta definitivamente sulla conquista delle grandi pareti verticali.
Dal secondo dopoguerra alle vette dell’Himalaya: È l’epoca dei grandi viaggi esplorativi verso i colossi che superano gli 8.000 metri di quota. In questo contesto emergono le storiche scalate di Walter Bonatti, capaci di ridefinire l’approccio alla montagna attraverso una filosofia pulita, essenziale e leggera.

  

la mia passione le "vie normali"

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La via normale rappresenta il percorso più accessibile, lineare e naturale per raggiungere la cima di una montagna. Molto spesso questa via ricalca lo storico itinerario seguito dai primi alpinisti che ne hanno conquistato la vetta. 
  • Difficoltà: offre il livello di complessità tecnica minore per quella specifica montagna.
  • Tipologie: spazia da una camminata elementare su sentiero a itinerari alpinistici complessi tra rocce, neve e ghiacciai.
  • Confronti: si contrappone alle direttissime o alle pareti da arrampicata, che cercano invece linee verticali e massimi livelli di sfida.
attrezzatura

direi in gergo NDA (Normale Dotazione Alpinistica):

  • Imbrago basso regolabile
  • caschetto
  • Corda: 60 m intera, 2 mezze corde 60 m o da 30 m
  • moschettoni 3 grandi a pera, 2 piccoli a pera con ghiera
  • piastrina con 2 moschettoni per doppie
  • secchiello con 2 moschettoni
  • rinvii corti e lunghi
  • cordini e fettucce
  • qualche maglia rapida e cordoni da abbandono lungh. cm 240 (meglio lungo)
  • kit pronto soccorso
  • copri zaino
  • zaino da 25 litri (uscita giornaliera / 35 litri 2 giorni)
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due Alpinisti con la "A" maiuscola

Simone Moro è un celebre alpinista, scrittore e aviatore italiano. Nato a Bergamo il 27 ottobre 1967, è considerato uno dei più grandi interpreti della storia dell'alpinismo himalayano. Detiene il record mondiale assoluto di quattro prime ascensioni invernali sulle cime di oltre 8.000 m Shisha Pangma (8.027 m) nel 2005Makalu (8.463 m) nel 2009 Gasherbrum II (8.035 m) nel 2011Nanga Parbat (8.126 m) nel 2016
www.simonemoro.com